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Cortale

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CORTALE

   
 
  

 
 
 
 

Cortale, paesino di 2600 abitanti, situato su una collina a circa  450 metri  sul  livello del  mare nella parte più  stretta della Calabria, tra il Golfo di S. Eufemia e quello di Squillace (tra  Jonio e Tirreno).Il paese è immerso in un territorio molto fertile e  ricco di sorgenti d’acqua che gli permettono una vasta produzione agricola, tra  cui  i prelibati  fagioli, l'olio, le soppressate, oltre ai  dolci caratteristici di Cortale: le graffiole frutto di una segreta tradizione; l'artigianato custodisce ancora l' antica arte della lavorazione, tessitura e ricamo della seta ; inoltre è  il paese natale degli illustri pittori Andrea Cefaly Senior e Andrea Cefaly Junior. Grazie al  Musicista  Alfonso Messina,  compositore  e direttore, giunto a Cortale nel 1894 per formare la prima banda musicale, e in seguito al M° Francesco Pellegrino, prima docente al Conservatorio di S. Cecilia di Roma e poi nominato Ispettore Centrale al Ministero della P.I, il paese vanta di una tradizione musicale che ha permesso a tanti cortalesi di  distinguersi  a livello nazionale e internazionale.


 

ALCUNE PUBBLICAZIONI  SU  CORTALE


Cortale una storia lunga mille anni

(articolo di M.T.Renne)

Paesino di 3000 abitanti situato nella parte più  stretta della Calabria, tra il Golfo di S. Eufemia e quello di Squillace (tra  Jonio e Tirreno). Le sue origini risalgono a quando i monaci Basiliani che, per sfuggire alla iniqua disposizione e dell'editto e quindi alla persecuzione spietata dell'imperatore che i monaci, seguaci di S. Basi1io, in piccolo numero, trasmigrarono verso la Sicilia e la Puglia ma nella maggior parte si stanziarono in Calabria perché le leggi iconoclaste non andarono mai in vigore nelle province bizantine dell'Italia meridionale, edificando il "Monastero dei SS.  Anargiri" nel declivo di Carrà, l'ancora di salvezza del popolo, schiacciato dall'ingiustizia e dall'arbitrio del padrone e sicurezza dalle incursioni e razzie dei Saraceni.

La costruzione del   suo centro storico, caratterizzato in due settori, quello delle cinque fontane e quello delle tre fontane, che, nonostante i terremoti del 1783 e del 1905, ancora oggi  testimoniano il tempo che fu  delle  piazze destinate ai mercati, le strade dove avevano sede  le corporazioni e le botteghe degli artigiani, e le  vie costellate da negozi ed artigiani.L'abbazia dei monaci italo-greci, costituì dunque l'elemento  centrale per l'origine del paese, tanto da imprimere un segno indelebile nel Dna dei Cortalesi.  Nella dedizione alla propria  missione, i monaci divennero irradiatori di civiltà, attraverso la pratica della vita contemplativa che non si limitava alla preghiera, ma anche all'istruzione ed al progresso, non solo spirituale ma anche civile ed economico.  Il paese seguì il suo naturale sviluppo, favorito dal territorio molto fertile a causa dei corsi d’acqua che lo solcano e dalla pratica di numerose arti e mestieri, destinati ad assumere grande rinomanza.  Trovare queste testimonianze a Cortale, non è difficile: ecco per esempio la piccola zona che si sviluppa attorno alle tre fontane.  Per scoprirne tutta la bellezza, basta percorrerne le vie circostanti, magari un paio di volte: solo così si può ammirare un angolo semplicemente suggestivo, con le stradine che si avvicendano e si intersecano, tra gradini costituiti da enormi blocchi di pietra, fino a giungere al caratteristico mulino ad acqua che lo sovrasta con il suo torrione.  La storia di Cortale, si diceva, è lunga quasi mille anni ed il paese ne conserva ancora numerose tracce: la Chiesa Matrice della Madonna dell'Assunta, interamente ricostruita a seguito del terremoto del 1783 utilizzando i cornicioni ed i portali religiosamente raccolti dalle macerie disposti nello stesso ordine e motivo ornamentale, secondo lo stile barocco della precedente, è edificata su un antico sito religioso medioevale e risale al Settecento.  All'interno della chiesa è possibile ammirare alcuni affreschi oltre ad alcune tele, che la tradizione attribuisce ad Andrea Cefaly "il vecchio", protagonista illustre dell'Ottocento pittorico calabrese.  Sono davvero molti i tesori pittorici di ispirazione religiosa custoditi in questa chiesa legati al nome di Cefaly.  Dalla Madonna dell'Assunta a Cristo Salvatore, la SS. Trinità, la Conversione di Paolo, la Cacciata dei mercanti dal Tempio e la Tentazione di Gesù , tutti, evocano il grande fermento culturale ed artistico che Cortale visse ai tempi della scuola di pittura istituita dall'artista calabrese nel 1862 col nome di "Istituto Artistico Letterario": una sorta di laboratorio-cenacolo, dove maestri ed allievi si ritrovavano insieme per lavorare, dedicandosi alle arti e ai mestieri ma anche al confronto e alla discussione.  Alla scuola cortalese si affiancò, un anno più tardi nel 1863, una "Società degli Artieri", a voler sottolineare la tempra forte dell'artista e la matrice artigiana e operaia del fare arte.  Quest'ultima aveva un presidente onorario  Giuseppe Garibaldi al seguito del  quale Cefaly aveva combattuto nel 1860.  La scuola cortalese costituì un esempio luminoso per la pittura calabrese dell"800,'rimasto purtroppo unico nel suo genere.

 

Anche nella Chiesa di S. Giovanni che tra l'altro custodisce una santa Croce Bizantina in pietra, rinvenuta in Agro di Cortale da alcuni contadini tra il 110 ed il 1200, si possono ammirare alcuni dipinti su tela e su legno dell'artista calabrese, la cui opera più nota, "La Tradita" conosciuta anche come "La Traviata", è custodita nel Museo del Louvre di Parigi.  Ma è nell'abitazione cortalese dell'artista che è possibile addentrarsi nella sua grande cultura umanistica.  All'interno del palazzo, cicli di affreschi di ispirazione dantesca, rivelano la profonda conoscenza letteraria di Cefaly ed il suo amore per il poeta dantesco.  "L’Apparizione di Beatrice" ispirata al XX canto del Purgatorio, insieme ad altre scene dantesche rinvenibili nell'abitazione, fa parte del ciclo che commenta alcuni momenti salienti della Divina Commedia e che comprende "Francesca da Rimini", acquistata subito dalla Casa Reale per la Pinacoteca di Capodimonte dove si ,trova attualmente, e “Piccarda Donati” che si trova invece nel Museo Provinciale di Catanzaro insieme alla “Barca di Caronte.”Per mezzo, dell'arte, anche nel sociale e nella politica, com'è intuibile, Cortale  ricoprì il ruolo di intermediario tra le esigenze   riscossa  meridionale ed un superiore progetto di liberazione dell'uomo, stabilendo flussi di comunicazione  e intensi  contatti con la città  dalla consolidata  autorevolezza culturale.Molti sono stati i cortalesi  chiamati a ricoprire  alte cariche statali per il  loro meritorio percorso volto ad imprimere positivi cambiamenti, duraturi e profondi, nella nuova organizzazione della  società. Come il senatore Francesco Todaro (Cortale 1864 – Roma 1950), ordinario della Cattedra  di Agronomia  e  Coltivazioni Erbacee presso l’Università  di Bologna, che volse un’assidua attività di ricerca scientifica, dedicandosi all’analisi agraria  delle sementi e allo studio genetico dei cereali. Il suo contributo maggiore  all’incremento  dell’agricoltura, è dato dalla scoperta di alcune razze di cereali, principalmente frumento, immesse nella coltura comune.  Nel 1934, in riconoscimento dei suoi meriti scientifici, fu nominato Senatore del Regno, mentre numerose sono le sue pubblicazioni, anche successive all'abbandono dell'insegnamento.Altro illustre cortalese, è il Senatore Antonio Cefaly .(Cortale 1850 Roma 1928).Fu Sindaco di Cortale dal 1873 al 1877 e, successivamente, Presidente del Consiglio Provinciale.  Nel 1882, venne deputato al Parlamento e confermato alla Camera nelle elezioni del 1886 - '90 e '95.  Sì ritirò nel 1898, assunta la carica di Senatore del regno.  Il suo crescente prestigio e l'autorità del suo nome, culminarono nella 25a legislatura, nell'elezione a vice Presidente del Senato, mentre nella 26a legislatura si dimise dopo essere stato rieletto, ma ritornò a Palazzo Madama nella 27a legislatura, quando venne riconfermato vice Presidente del Senato, ma fu costretto a dimettersi a causa delle precarie. condizioni di salute, .rifiutando la, nomina di Ministro ai  Lavori Pubblici offertagli dall'On.le Zanardelli.  Anche l'On.le Giolitti lo aveva invitato a collaborare nel suo governo, sia come Ministro ai Lavori Pubblici sia a quello delle Finanze.  Sulla sua lapide, nel cimitero di Cortale, un epitaffio dedicatogli da Benedetto Croce. L’On.le Salvatore Foderaro (Cortale 1908 - Roma 1979), fu deputato per più legislature consecutive dal '48 al '72.  Nel 1960 fu sottosegretario per i Trasporti.  Professore ordinario di Diritto Pubblico all'Università di Perugia e per otto anni Preside della Facoltà di Scienze Politiche presso la stessa sede universitaria.  Copiose le sue pubblicazioni ed i suoi contributi in campo politico, sociale, giuridico ed economico. (Dati attinti da "Cortale nella storia della Calabria" R. Barilà, Rubbettino).Per finire al grande Andrea Cefaly "junior" (Cortale 1901-1981)  apprezzatissimo  pittore contemporaneo, che dal nonno garibaldino morto nel 1907, ricevette i primi stimoli verso l'arte.  Cortale, però non è solo monumenti storici e nomi illustri:   anche i suoi dintorni custodiscono piccoli  tesori di bellezze naturali, arte e tradizione.Come la fiorente industria casalinga della tessitura della seta, ispirata alla tradizione del territorio, ma reinventata con fantasia ed estro.  La strada che sale verso la collina sulla quale sorge Cortale, è una specie di belvedere aperto sui due mari.  Sull'estremo lembo del Golfo di S. Eufemia, sulla superba mole della Sila che degrada sui declivi più bassi disseminati da innumerevoli paesi.L’orizzonte si allunga nuovamente ed abbraccia il capoluogo calabrese fino a lambirne l'altro mare, nel Golfo di Squillace.  Dopo qualche dolce tornante, scendendo più a valle, un angolo dall'estrema bellezza, selvaggio e incontaminato: il terreno si insinua in un anfratto naturale, come tra due ripide montagne distaccate, dalle quali sgorgano dolci sorgenti.  Un monumento tutto naturale, per uno degli scenari più belli dell'estremità settentrionale delle Serre.

 


 

 

 


 

CENNI   STORICI

dal  volume

 

"Cortale  nella storia  della  Calabria"

 

di  Raffaele Barilà

(Rubbettino Editore - Soveria Mannelli)

Il rinvenimento di reperti neolitici e bronzei nei pressi di Cortale testimonia che il suo territorio ospito' l'uomo primitivo dell'eta' della pietra levigata e della primordiale età dei metalli.Non vi sono tracce di presenza umana, invece, in relazione alle epoche immediatamente posteriori, dalla Magna Grecia all'Impero Romano.Successivamente, durante il plurisecolare dominio Bizantino, l'entroterra calabrese, che per lungo tempo rimase semideserto, comincio' a popolarsi di profughi costretti ad abbandonare i paesi costieri della regione per sfuggire alle frequenti incursioni dei pirati saraceni sui litorali. Non e' da escludere che parecchi di quei fuggiaschi abbiano trovato rifugio anche nel territorio di Cortale:lo confermano i toponimi di parecchie contrade rurali, la cui etimologia greca e' certamente da attribuire all'opera colonizzatrice dei Bizantini. Per ragioni diverse, e soprattutto in seguito alla crescente espansione dell'impero musulmano, emigrarono in Calabria molti monaci dell'ordine di S. Basilio che, perseguitati nei domini islamici, cercarono scampo in terre straniere, dove fondarono numerosi conventi. Il più antico documento, nel quale troviamo menzionato il nome Cortale reca la data del 6 maggio 1098.Il meridione d'Italia,gia' bizantino,era stato conquistato dai Normanni, che non ostacolarono la fondazione di nuovi monasteri basiliani,fra cui quello dei Santi Anargiri Cosma e Damiano,edificato nell’anno 1070 nei pressi dell’odierna Cortale nonostante l'accordo di Melfi stipulato nel 1059 con la Santa Sede (secondo il quale essi avrebbero dovuto incrementare il monachesimo latino a scapito delle istituzioni monastiche di rito greco). Il suddetto documento,che reca il sigillo e la firma di Ruggero I° ,Gran Conte di Calabria e di Sicilia,oltre a rendere “immuni” dall’invadente giurisdizione di Vescovi e feudatari i beni mobili e immobili pertinenti al convento,estendeva altresì tale protezione ai contadini che lavoravano a mezzadria alle dipendenze dei monaci,coi quali dividevano i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame. I possedimenti fondiari erano costituiti per lo più da boschi,vigne e pascolo. Presumibilmente il nome ‘Cortale’ citato nel documento non era quello di un paese,ma il toponimo di una contrada rurale dove i contadini del luogo avevano fabbricato le loro prime abitazioni,e dove abbondava il foraggio per il pascolo del bestiame.Sembra perciò meritevole di considerazione(anche per influsso dell’idioma greco dei monaci basiliani) l’ipotesi dell’etimologia greca del nome ‘Cortale’ che significa ‘terra di pascolo’. Col graduale affermarsi del monachesimo latino,le abbazie basiliane si avviarono verso un ineluttabile declino:la stessa sorte subì il convento dei SS. Cosma e Damiano.Tuttavia i contadini del luogo –nella prima metà del 1200- poterono superare i disagi iniziali e riuscirono a formare un primo rudimentale agglomerato urbano avvalendosi probabilmente dei provvedimenti legislativi del re Federico II di Svevia,il quale per incrementare l’agricoltura nel Meridione d’Italia(avuto in eredità dalla madre Costanza d’Altavilla) favorì la creazione di nuovi centri rurali,agevolandone gli abitanti con privilegi e franchigie fiscali. In seguito Cortale divenne uno dei ‘casali’ del feudo di Maida,che dal 1272 al 1331 appartenne alla famiglia dei San Licet; dal 1331 al 1408 ai Marzano,Conti di Squillace;dal 1408 al 1464 alla prima Casa dei Caracciolo,Conti di Nicastro e,fino al 1560,alla seconda Casa;dal 1560 al 1566 ai Di Palma;dal 1566 al 1604 ai Carafa,Duchi di Nocera;dal 1604 al 1607 nuovamente alla seconda Casa Caracciolo;dal 1607 al 1691 ai Principi Loffredo;dal 1691 al 1795 ai Ruffo,Duchi di Bagnara;dal 1795 ai Ruffo di S.Lucido fino al 1806,anno in cui fu abolita la feudalità per effetto delle leggi napoleoniche.Con decreto del 4/5/1811,che stabiliva l’istituzione dei comuni,Cortale fu qualificata tale e designata a capoluogo del Circondario comprendente Jacurso,Vena,e Caraffa. Il terremoto del 1783 distrusse quasi completamente l’abitato,corrispondente alla parte bassa e più antica del paese,oggi denominata Cortale Inferiore,mietendo 431 vite su 2781. Cortale Superiore sorse invece dopo quel catastrofico fenomeno sismico.La maggior parte dei cortalesi sopravvissuti vollero ricostruire le loro case nel vecchio sito,altri preferirono trasferirsi nella zona più alta,nel luogo denominato ‘Donnafiori’.

Le prime abitazioni, in questo nuovo sito,furono baracche di legno e qui essi vollero costruire la chiesa arcipretale anch’essa in legno.Le vecchie chiese di Cortale Inferiore (di S.Maria Cattolica,di S.Anna e di S.Nicola Barense) e la chiesa rurale di S.Maria del Campo furono distrutte dal terremoto:rimasero solo danneggiate e furono poi restaurate la chiesa rurale dell’Addolorata e le chiese di S.Giovanni Battista e dell’Immacolata (quest’ultima sara’ successivamente demolita per deliberazione dell’amministrazione comunale)                         

La chiesa Matrice di S.Maria Cattolica fu ricostruita dal 1794 al 1799.L’arcipretale di Cortale Superiore,come e’ stato dianzi detto,era stata edificata in legno e solo nella prima meta’ del 1800 si intrapresero i lavori per la costruzione del fabbricato in muratura,il cui merito va all’arciprete di Cortale Don Antonio Manente. Poi,tra la fine del ’800 e i primi del '900 l’opera fu portata a compimento, ma i lavori di restauro continuarono fino ai nostri giorni.

 

 

PERSONAGGI   ILLUSTRI    DI    CORTALE

Francesco Antonio Pandolfo:letterato, latinista e grecista, uno dei membri più insigni dell'"Accademia degli Inquieti", fondata a Maida da Pietro Paladino nella seconda metà del secolo XVII.

Andrea Cefaly:(1827-1907): pittore e garibaldino, fu consigliere provinciale dal 1871 al 1875 e deputato al 1882. tra le sue opere pittoriche ricordiamo "La Tradita", che si trova a Parigi, nel museo del Louvre, e "La battaglia del Volturno", ordinatagli e acquistata dal re Vittorio Emanuele II. Inoltre presso il Conservatorio di Musica S. Pietro a  Majella di Napoli  si trovano 5 ritratti su tela di  musicisti di A. Cefaly,  tra i quali  uno del violinista  N.Paganini ed un altro di H. Berlioz.

Antonio Cefaly: (1850-1928): politico, fu sindaco di Cortale dal 1873 al 1877, poi Presidente del Consiglio Provinciale di Catanzaro. A 32 anni fu eletto deputato al Parlamento, a 48 senatore e successivamente Vice Presidente del Senato. Si occupò in particolare di questioni agrarie e forestali. Sulla sua lapide sepolcrale, nel cimitero di Cortale, è inciso un epitaffio dedicatogli da Benedetto Croce.

Francesco Todaro(1864-1950): docente di Agronomia nella facoltà di Agraria dell'Università di Bologna,si distinse per la sua assidua attività scientifica e per la scoperta di particolari specie di cereali, che, immesse largamente nella coltura comune, contribuirono notevolmente al progresso dell'agricoltura: per tali meriti, nel 1934, fu nominato Senatore del Regno. E' autore di varie pubblicazioni scientifiche.

Salvatore  Foderaro (1908-1979): magistrato, poi Consigliere  onorario di Corte d'Appello, fu successivamente nominato docente di Diritto Pubblico nell'Ateneo di Perugia, dove per otto anni fu Preside della Facoltà di Scienze Politiche e di Economia e Commercio.Deputato al Parlamento per più legislative consecutive, nel 1960 fu Sottosegretario di Stato per i Trasporti. Scrisse numerose opere di argomento giuridico, politico, sociale, economico.

Andrea Cefaly junior (1901-1986): seguì la vocazione artistica del nonno omonimo affermandosi come pittore di prestigio nelle varie rassegne nazionali e internazionali di Pittura contemporanea, cui prese parte  riscuotendo  unanimi consensi. Nel 1981 gli fu assegnato il premio del concorso nazionale "Il miglior pittore dell'anno 1980", indetto dall'Associazione Nazionale Liberi Letterati e Artisti.


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